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Quando il comune di Roma fu sostituito da un governatorato

Di un assetto amministrativo speciale per Roma capitale si discute da un secolo e mezzo senza mai venire a capo di nulla. Solo il fascismo provò a metterci le mani e istituì il Governatorato. La vicenda insegna che quando s’intrecciano crisi economica, decadimento morale e forti divisioni nella politica e nella società, diventa più agevole per chi governa affrontare le crisi della democrazia mediante atti centralistici e non attraverso il coinvolgimento dei cittadini.

Di un assetto amministrativo speciale per Roma capitale si discute da un secolo e mezzo senza mai venire a capo di nulla. Il tema è sul tappeto dai tempi di Crispi, indipendentemente dagli orientamenti politici dei suoi propugnatori. Questo significa che il problema esiste e che gli interessi sono così corposi da rendere difficile la ricerca di un punto di equilibrio per accontentare tutti. Di tale questione non si è mai discusso coi cittadini, ritenendo la materia troppo complicata per essere compresa da persone incompetenti. E nessuno si è mai prefisso di semplificare il tema, senza banalizzarlo, per farne oggetto di un dibattito pubblico più ampio. Nessun giornale ci ha mai provato. E questo la dice lunga sul fatto che forse anche le proprietà dei giornali sono parte in causa. E preferiscono giocare la partita in altro modo.

Il modello ipotizzato è stato sempre quello di un organismo dotato di poteri speciali e di finanziamenti particolari in un rapporto di netta subordinazione al potere centrale. Questo disegno si poté concretizzare solo quando arrivò al potere Mussolini, ma nel quadro di un accentramento amministrativo che si configurò nella forma del governatorato.

Era sindaco della città Filippo Cremonesi che possedeva una comprovata preparazione economica, cominciata in America Latina e consolidata a Roma, dove aveva diretto la Camera di commercio. Con lui era stato rielaborato ancora una volta un progetto di industrializzazione che guardava alla direttrice del mare e di un porto presso Ostia, partendo dal quartiere Testaccio. Nello stesso tempo, aveva tentato di risanare il bilancio comunale, cercando di chiudere i debiti del passato mediante un’accorta gestione della congiuntura inflattiva. L’alleanza elettorale che aveva espresso il sindaco coinvolgeva nella lista nazionale esponenti del socialismo riformista e delle antiche appartenenze massoniche.

Il 2 marzo 1923 Cremonesi venne nominato commissario a seguito delle profonde fratture politiche in seno al Consiglio comunale per la composizione delle commissioni e, successivamente, delle dimissioni della giunta. Nel frattempo, il Gran Consiglio del fascismo approvò un nuovo assetto istituzionale di Roma e con un decreto legge del 28 ottobre 1925 fu istituito il Governatorato.

governatorato di roma

Cremonesi fu il primo governatore, insediato da Mussolini il 31 dicembre 1925. Durò nell’incarico meno di un anno. Sulle sue dimissioni, presentate nel novembre 1926 e originate dai conflitti di gruppi contrapposti in cui si mescolavano interessi economici e diverse appartenenze politiche, fasciste e nazionaliste, il ministero degli Interni impose alla stampa di astenersi da ogni commento pena il sequestro. Dopo Cremonesi furono nominati due principi romani.

Naturalmente tra quella vicenda e i fatti di oggi non c’è alcuna analogia: Renzi non è Mussolini e Marino non è Cremonesi. Ma quando s’intrecciano crisi economica, decadimento morale e forti divisioni nella politica e nella società, diventa più agevole per chi governa affrontare le crisi della democrazia mediante atti centralistici e non attraverso il coinvolgimento dei cittadini. Ed è su questo che oggi occorre meditare.

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