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Comunità e sviluppi locali diversificati

La circolarità delle diverse dimensioni di una società locale e l’influenza che i differenti contesti hanno nei processi culturali, imprenditoriali e civici di una comunità configurano gli sviluppi locali come costrutti innovativi che pongono al centro la responsabilità e la partecipazione come categorie sociali capaci di descrivere e spiegare la rottura definitiva del circolo vizioso della cultura della dipendenza e della delega e la realizzazione concreta dei processi di autonomia ed emancipazione delle realtà locali

sviluppo

Lo sviluppo locale presuppone un’analisi attenta dei complessi processi (culturali, sociali, istituzionali ed economici) che condizionano il tipo e la qualità dello sviluppo dei territori. Non si tratta, infatti, di uno schema teorico da applicare come una sorta di modello con carattere uniforme. Ma di pratiche da sperimentare e confrontare costantemente. Per evitare equivoci su questo punto, forse sarebbe più opportuno usare il plurale e parlare di sviluppi locali. Ogni realtà territoriale, in base alle diverse risorse comunitarie e capacità culturali e istituzionali che in essa si esprimono, determina specifici percorsi di crescita, che a loro volta danno vita a nuovi e diversificati modelli di sviluppo.

L’evoluzione del concetto di territorio

Per comprendere il motivo che dovrebbe indurci a parlare di sviluppi locali nel mondo globalizzato e nel salto tecnologico che caratterizzano la contemporaneità, occorre riflettere sul concetto di territorio e la complessità che esso esprime.

Il territorio non va più considerato una variabile dipendente del cambiamento; una sorta di schema su cui si proiettano processi e dinamiche che hanno origine altrove; un semplice supporto, un impiantito, un suolo indipendente dalla sua copertura vivente, dove trasporre sistemi che funzionano in altri contesti. E neanche il grande tessuto rigido su cui gli Stati si sono ritagliati i loro domini.

È stato così fino a quando la società industriale ha segnato con la propria cultura anche le forme dell’abitare, l’urbanistica e lo sviluppo delle città. La società fondata sulla grande fabbrica fordista ha modellato la metropoli moderna come una grande catena di montaggio, ripartendo il territorio urbano in reparti specializzati e separati come compartimenti stagno (dai luoghi della residenzialità e delle attività produttive agli spazi per i servizi, la cultura, il tempo libero, il verde, ecc.).

Il principio dell’appartenenza territoriale e quello dell’incontrovertibilità dello spazio per la vita umana hanno perduto l’importanza primaria che veniva ad essi attribuita in passato. Il diffondersi dei mezzi di comunicazione di massa e  i connessi fenomeni di mobilità spaziale hanno, infatti, determinato la perdita del senso del luogo e la de-territorializzazione sociale.

Quando tale depauperamento è diventato evidente, le scienze sociali si sono interrogate e hanno suggerito di fronteggiare la nuova condizione in due modi congiunti. Recuperando un’idea di territorio come senso di appartenenza e di comunità e come spazio simbolico, relazionale, sociale e geografico. E considerando questi elementi gli ingredienti fondamentali del mutamento sociale ed economico. Ma tali ingredienti non si riproducono da sé. È necessario che gli individui e i gruppi presenti e attivi in una comunità sviluppino adeguate capacità di riprodurre valori e senso.

Ripensare la pluridimensionalità degli sviluppi locali

 Per fare in modo che una comunità riproduca valori e senso occorre inserire i principi dell’interdipendenza / circolarità e della dinamicità delle risorse sociali nel ripensamento di tre dimensioni dello sviluppo delle società locali: la dimensione comunitaria, quella civile e quella istituzionale.

Queste tre dimensioni vanno considerate in modo fortemente interconnesso perché le comunità, formate da individui e gruppi, alimentano la società civile e le classi dirigenti e influenzano così i mondi vitali e le prassi istituzionali. E le classi dirigenti e i corpi intermedi, a loro volta, influenzano le comunità, la capacità degli individui e dei gruppi di agire come attori collettivi e costruttori intenzionali della realtà sociale, coi propri valori, desideri e relazioni.

Passare da una visione statica ad una dinamica delle risorse sociali

Bisogna abbandonare un’idea statica delle risorse sociali: la fiducia, il capitale sociale, la solidarietà, la collaborazione, l’egoismo, l’invidia, la diffidenza e così via. Come appare evidente da questo primo elenco, le risorse sociali possono essere positive o negative. In ragione di come vengono utilizzate e investite le risorse sociali, le comunità possono evolversi o regredire, avviare processi di sviluppo locale o bloccare la crescita e il mutamento. A seconda di come si muniscono di dispositivi sociali, culturali e istituzionali, le comunità possono diventare chiuse, diffidenti verso gli estranei, esclusive, autoreferenziali e localistiche oppure possono autorealizzarsi come comunità aperte, porose e autopropulsive. Possono far emergere l’invidia sociale che blocca le energie più creative e innovative. Ma possono anche far emergere una competitività di tipo cooperativo che produce innovazione. Il tutto dipende dalla capacità di concepire le risorse sociali in modo dinamico e non statico.

Il rapporto individuale-sociale come rapporto dialettico

Anche l’individuo e il suo rapporto con gli altri vanno ripensati, rifuggendo da visioni manichee e deterministiche. Ogni individuo è concepibile come terreno d’incontro del sociale così come si esprime nelle istituzioni e nei comportamenti collettivi rilevanti e come un fascio di azioni e reazioni, un centro di iniziative e di progetti rispetto ad essi, tanto da riuscirne nello stesso tempo vittima e artefice, schiavo e protagonista.

A spingere le persone ad agire non è solo la motivazione utilitaristica ma anche l’affetto, il sentimento, la relazionalità con l’altro. Non c’è contrapposizione tra dimensione individuale e dimensione sociale, ma c’è un rapporto dialettico nel senso che non implica un rinvio a realtà concepite staticamente o dogmaticamente date, non si irrigidisce in antitesi chiuse, non annulla un termine del rapporto nell’altro, ma al contrario li esalta in un vivo processo di mediazioni e di sfide.

Gli sviluppi diversificati delle società locali sono le risultanti delle azioni concomitanti di diversi fattori. In modo particolare, costituiscono i prodotti dell’intreccio virtuoso che si genera tra individui e gruppi (che formano le comunità locali, i corpi intermedi e le amministrazioni degli enti locali di prossimità), da una parte, e risorse sociali, senso del luogo e spirito di appartenenza ad un determinato territorio, dall’altra.

Sviluppi locali come costrutti innovativi

Le società locali sono, dunque, sistemi che si configurano come organizzazioni sociali evolutive, in trasformazione poiché definite dalle azioni processuali e dinamiche delle sue componenti. In quanto tali, sono sistemi che possono scivolare verso società chiuse e non evolvere e diventare società attive e innovative.

È importante essere consapevoli che l’involuzione verso società chiuse ed egoistiche non è l’esito di un supposto tradizionalismo comunitario o di un determinismo culturale, propri di alcune aree in ritardo di sviluppo, quanto invece il prodotto di una discrasia tra prassi soggettive (opportunismo, consociativismo e così via), risorse comunitarie (depauperamento del capitale sociale) e assetti istituzionali (deficit di funzionamento delle istituzioni, assenza della certezza dei diritti) che impediscono di creare un ambiente comunitario aperto, autopropulsivo e civico. Si tratta sempre di limiti su cui si può intervenire agendo su una pluralità di fattori.

La circolarità delle diverse dimensioni di una società locale e l’influenza che i differenti contesti hanno nei processi culturali, imprenditoriali e civici di una comunità configurano gli sviluppi locali non già come processi tecnici e ragionieristici, quanto invece come costrutti delle realtà sociali e umane in cui si verificano. Costrutti innovativi che pongono al centro la responsabilità e la partecipazione come categorie sociali capaci di descrivere e spiegare la rottura definitiva del circolo vizioso della cultura della dipendenza e della delega e la realizzazione concreta dei processi di autonomia ed emancipazione delle realtà locali.

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