Realtà e prospettive delle reti di Agricoltura Sociale in Italia

Le reti di Agricoltura Sociale esistenti in Italia sono molteplici e riguardano ambiti e territori diversi. Alcune derivano da progetti comunitari, come il progetto So Far, finanziato dall’Ue nell’ambito del VI programma quadro per la ricerca con l’intento di supportare la formazione di politiche comunitarie sull’Agricoltura Sociale, articolato in piattaforme nazionali. Quella italiana, insediata presso l’Università di Pisa, è una rete che svolge una significativa attività di ricerca sull’evoluzione del fenomeno nel nostro Paese.

Altre nascono da indagini sviluppate nell’ambito di progetti finanziati dal Ministero della Solidarietà Sociale, come il “Programma di sviluppo e promozione della rete delle Bio-Fattorie Sociali”, realizzato dall’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB).

Altre ancora sono la conseguenza di attività di animazione di agenzie di sviluppo pubbliche e di enti locali. Tra queste meritano di essere menzionate le seguenti: la rete regionale promossa dall’Agenzia Toscana per lo Sviluppo e l’Innovazione  in Agricoltura (ARSIA), il Tavolo tecnico regionale dell’Agricoltura Sociale insediato presso l’Agenzia per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio (ARSIAL), i Forum delle Fattorie Sociali promossi dalle Province di Roma e Pordenone.

Non vanno sottaciute quelle iniziative spontanee che utilizzano efficacemente la rete internet, come il Lombrico Sociale (lombricosociale.info), che è un sito animato dai partecipanti al Master promosso dall’Università della Tuscia e che si sono diplomati in Agricoltura Sociale. La rete serve a scambiarsi esperienze e a tenersi una finestra sempre aperta, uno spazio di informazione e confronto sui temi studiati.

Nel 2005, per iniziativa di un gruppo di agricoltori, ricercatori, tecnici, cooperative sociali agricole, associazioni onlus, strutture locali di organizzazioni professionali agricole, è nata la Rete Fattorie Sociali. Essa è un’Associazione senza scopo di lucro che ha perseguito l’obiettivo, in questa prima fase, di accrescere in più versanti la consapevolezza dell’importanza dell’Agricoltura Sociale. Tale compito di sensibilizzazione e divulgazione pensiamo di averlo svolto con tenacia e senza risparmiarci, in contatto molto stretto coi protagonisti che animano le diverse esperienze nei differenti contesti.

Ci siamo collegati ad organizzazioni agricole nazionali, come Acliterra, AIAB e ALPA (Associazione Lavatori Produttori Agroalimentari), che hanno individuato in questo particolare modello di welfare un percorso strategico di sviluppo rurale e promuovono iniziative politiche e progetti concreti per contribuire a realizzarlo.

Abbiamo stretto rapporti di collaborazione con organismi del terzo settore (cooperative sociali e strutture di volontariato) che guardano con interesse alle potenzialità dei processi produttivi agricoli nel generare benessere nei confronti di persone svantaggiate.

Siamo in contatto con docenti universitari e ricercatori che studiano questo fenomeno in collegamento con centri di alta formazione di altri paesi europei.

Lo Sportello dell’Agricoltura Sociale in fase di implementazione nel sito web fattoriesociali.com è un primo risultato concreto  della collaborazione che si è stabilita fra i summenzionati soggetti.

Per impulso di questo ampio arco di forze, l’Agricoltura Sociale è oggi considerata una specifica area d’intervento della politica di sviluppo rurale nei documenti di programmazione di quasi tutte le Regioni italiane. E’, inoltre, oggetto di proposte di legge a livello parlamentare e di provvedimenti amministrativi ai diversi livelli istituzionali.

Il forte intreccio tra aspetti etici, produttivi, ambientali, educativi, assistenziali e sanitari che essa manifesta ne fa, peraltro, un ambito privilegiato dove sperimentare forme di bio-economia partecipativa e solidale, in una logica distrettuale  e in un’ottica fortemente intersettoriale e multidisciplinare.

L’Agricoltura Sociale partecipa coi suoi prodotti di qualità alle grandi vetrine del “Made in Italy”, come Vinitaly e SOL (Salone dell’olio extravergine d’oliva). Di essa sempre più frequentemente si occupano i mass-media, incuriositi da un fenomeno che inaspettatamente fa emergere della ruralità il volto più antico e tipico, ma anche quello maggiormente innovativo e proiettato nel futuro.

L’attenzione crescente nei confronti dell’Agricoltura Sociale, che abbiamo contribuito a creare in questi anni, ci obbliga ora a fare un salto di qualità nella nostra iniziativa, passando da una fase pionieristica, promozionale e circoscritta quasi esclusivamente alla realtà laziale alla costruzione di una vera e propria Rete, strutturata su tutto il territorio nazionale.

Non si tratta di farne una ennesima organizzazione di rappresentanza, che si aggiunge a quelle esistenti, ma uno strumento operativo che intende agire sulle connessioni tra ambiti di competenza, esperienze territoriali, professioni,  operanti nella società italiana spesso in modo separato e parallelo e prive dei supporti necessari per incrociarsi. E’ una funzione e un profilo programmatico che nessuna organizzazione esistente sarebbe in grado di contemplare nella propria vita associativa, per le caratteristiche di settorialità e specializzazione che storicamente caratterizzano le forme odierne della rappresentanza sociale.

Un percorso di sviluppo rurale, come appunto si configura l’Agricoltura Sociale, ha bisogno che i saperi scientifici interagiscano con la conoscenza tecnica “non esperta”, che si crea attraverso il normale processo di socializzazione e riguarda le modalità di relazionarsi delle persone  coinvolte nelle esperienze di Agricoltura Sociale.

Ma c’è un altro aspetto dell’Agricoltura Sociale che va sottolineato e che suggerisce di adottare un modello organizzativo a rete: si tratta dell’esigenza di proteggerne gli aspetti motivazionali ed etici, evitando l’adozione di schemi procedurali rigidi e di cadere nella semplice monetizzazione dei servizi resi.

Se si tengono nel giusto conto le origini storiche, culturali e sociali delle forme di Agricoltura Sociale che si sono prevalentemente sviluppate in Italia dagli anni ’70 in poi, appare evidente la peculiarità del fenomeno nel nostro Paese: la convergenza  di movimenti diversi, che vanno dal cooperativismo giovanile al recupero delle terre incolte, dalla lotta per la chiusura dei manicomi all’azione di recupero dalla tossicodipendenza, dall’affermazione del diritto all’autonomia e ad una vita dignitosa per ciascuna persona indipendentemente dalla propria condizione fisica o psichica alla considerazione della pena come percorso di rieducazione e di reinserimento sociale e lavorativo.

E’ per questa ragione che le esperienze concrete trovano linfa vitale non solo nelle peculiarità terapeutiche e riabilitative dei processi produttivi agricoli, ma anche nei valori comunitari di solidarietà, reciprocità e mutuo aiuto, che sono propri del mondo rurale e che rischiano di estinguersi nei percorsi di omologazione dell’agricoltura al modello industriale.

Da qui l’opportunità di costruire un dialogo attento tra operatori sociali pubblici, del privato sociale e operatori agricoli, capace di sviluppare comprensione e di accompagnare il fenomeno in tutte le sue potenzialità senza piegarlo a logiche di settorializzazione.

E’ nostra intenzione coinvolgere pienamente nella vita associativa e nelle iniziative della Rete Fattorie Sociali le persone a ridotta contrattualità, che sono indebolite da contesti non inclusivi e guardano all’attività agricola come ad un’opportunità di benessere,  e i diversi soggetti – agricoltori, operatori sociali, ricercatori, professionisti, tecnici, enti, organizzazioni, cooperative, fondazioni, istituti, onlus - che in tutte le regioni italiane sono impegnati o intendono impegnarsi a vario titolo nella diffusione delle esperienze di Agricoltura Sociale.

L’Associazione va, pertanto, non solo denominata ma articolata come una Rete di persone e di organizzazioni, che pratica una cultura e una metodologia d’intervento fondata sulla cittadinanza attiva e sulla progettazione partecipativa.

Essa dovrà sviluppare le azioni d’interfaccia nelle relazioni esterne  e quelle di coordinamento per rendere fluidi gli scambi informativi e le collaborazioni tra i diversi soggetti e tra i differenti livelli territoriali. Ma dovrà al tempo stesso supportare gli associati nella loro capacità di autorappresentarsi direttamente nelle realtà in cui operano, anche mediante la creazione di reti locali o specializzate in ambiti tematici.

La Rete dovrà aggregare competenze che spontaneamente lavorano insieme, in modo da costruire maggiore know-how e sapere collettivo da diffondere lungo i “nodi” che la formeranno.   

Le attività che dovranno dispiegarsi nell’Associazione riguardano diversi aspetti prioritari. Questi vanno dalla individuazione, codificazione e diffusione di “buone pratiche” alla definizione di criteri, principi e metodologie innovative di analisi, ricerca e monitoraggio;  dallo scambio di informazioni a livello nazionale e comunitario circa le esperienze in atto alla collaborazione con le istituzioni di ricerca e sperimentazione per validarne l’efficacia; dalla promozione e realizzazione di progetti locali, nazionali, internazionali alla creazione di partenariati; dalle iniziative di animazione, formazione e informazione alla promozione di eventi culturali; dalla progettazione, gestione e diffusione di marchi etici alla costruzione di  circuiti in grado di qualificare l’offerta di beni e servizi.

Svolgendo in modo diffuso queste attività e coinvolgendo in esse le realtà più diverse, la Rete Fattorie Sociali potrà proporsi come uno dei soggetti che partecipano a pieno titolo alle “reti” nazionale ed europea promosse dalle istituzioni e come uno degli interlocutori indispensabili  nella definizione delle politiche pubbliche per l’Agricoltura Sociale.