Convegno Internazionale:
Nuove tecnologie e nuovi orizzonti per la vita indipendente delle persone
cieche e ipovedenti. 20 anni dopo

Treviso, 12 e 13 dicembre 2005

Intervento di Alfonso Pascale, presidente della "Rete Fattorie Sociali"
Il ruolo delle persone disabili in agricoltura

Con l’avvento dell’economia post-fordista, va emergendo sempre più la natura
"terziaria" dell’agricoltura, cioè la sua capacità di erogare servizi
mediante nuove attività che affiancano la tradizionale funzione produttiva
di beni alimentari.
Al di là delle già note attività di tipo turistico, ricreativo e commerciale
oppure di carattere paesaggistico e ambientale, prendono piede anche quelle
che permettono di realizzare percorsi terapeutici, riabilitativi e di
integrazione sociale, lavorativa e imprenditoriale di persone svantaggiate.
Parlare in tal senso di “agricoltura sociale” non deve indurre ad equivoci.
Tale aggettivazione non ha nulla a che vedere con l’assistenzialismo. Con il
termine “sociale” intendiamo, infatti, riferirci alla capacità delle
imprese agricole di generare benefici nei confronti di gruppi vulnerabili
della popolazione a rischio di esclusione sociale mediante l’attività
produttiva e l’utilizzo di beni e strutture aziendali.
Una prima caratteristica che rende l’agricoltura un contesto potenzialmente
inclusivo di soggetti fragili riguarda l’organizzazione aziendale.
L’impresa agricola si caratterizza, infatti, per una duttilità ed una
versatilità che difficilmente si riscontrano in unità produttive di settori
extra-agricoli. Le attività che si svolgono in campagna possono essere
scelte tra un ventaglio molto ampio di possibilità che include attività in
pieno campo e al coperto, di coltivazione e di allevamento, a ciclo breve o
a ciclo lungo, ecc.
Le stesse modalità con cui può essere svolto un processo produttivo sono
molteplici. Infatti, se l’obiettivo che guida le scelte dell’imprenditore
non è solo quello della massimizzazione di un parametro economico, ma tiene
conto anche di risultati di carattere sociale, quale la partecipazione
attiva ai lavori agricoli di soggetti con svantaggio, le tecniche di
produzione, che in una logica puramente economica risulterebbero
inefficienti, in una prospettiva di efficienza sociale possono essere
proficuamente condotte.
Diversi altri aspetti rendono l’attività agricola assolutamente unica in
percorsi di inclusione di soggetti deboli: il senso di responsabilità che
matura quando ci si prende cura di organismi viventi; i ritmi di produzione
non incalzanti; la non aggressività delle piante e di molti animali da
allevamento; la varietà dei lavori, quasi mai ripetitivi; la consapevolezza
che tutti, anche coloro che svolgono mansioni minori o marginali, sono
partecipi del risultato finale, un bene alimentare, la cui utilità è
agevolmente riconoscibile.
La "fattoria sociale" è, dunque, un’impresa economicamente e
finanziariamente sostenibile, condotta in forma singola o variamente
associata, che svolge l’attività produttiva agricola e zootecnica proponendo
i suoi prodotti sul mercato, in modo integrato con l’offerta di servizi
culturali, educativi, assistenziali, formativi e occupazionali a vantaggio
di soggetti deboli (portatori di handicap, tossicodipendenti, detenuti,
anziani, bambini e adolescenti) e di aree fragili (montagna e centri
isolati), in collaborazione con istituzioni pubbliche e con il vasto mondo
del terzo settore.
Nelle fattorie sociali le attività assistenziali si potranno estendere alla
cura degli anziani che non sono più autosufficienti, prevedendo soggiorni
periodici che potrebbero coincidere con le visite scolastiche, e dar luogo a
forme organizzate di trasmissione delle esperienze dalle generazioni più
mature ai ragazzi. In esse si potranno insediare asili nido, ludoteche,
centri di produzione artistica.
Si sperimenterà la possibilità di ospitare persone che per la degenza
post-ospedaliera, invece di occupare posti letto utilizzabili da altri
pazienti in lista di attesa, potrebbero riabilitarsi, in minor tempo ed a
costi più contenuti, stando in campagna. Si potranno installare servizi
internet e postali, punti vendita di libri, giornali e materiale
multimediale, sportelli di enti ed associazioni, soprattutto nei piccoli
centri dispersi dove queste attività non sono economicamente sostenibili se
svolte in via principale.
La fattoria sociale, in sostanza, è un centro di servizi sociali, ma anche
di aggregazione delle aree rurali, dove la comunità si ritrova, con le
persone che vi operano, nelle più svariate iniziative, da quelle culturali a
quelle ricreative e turistiche.
La fattoria sociale è, pertanto, una impresa che utilizza in gran parte
fattori di produzione locali ed eroga i propri servizi alla comunità nella
quale è inserita. Attiva sul territorio reti di relazioni, crea mercati di
beni relazionali, offre risposte a domande sociali latenti o alle quali i
sistemi di welfare non sono più in grado di rispondere, genera capitale
sociale, ingrediente fondamentale in qualunque ricetta di sviluppo locale.
La fattoria sociale è, inoltre, un potente agente di sviluppo delle aree
rurali. Tali territori, infatti, non saranno mai competitivi se si
affideranno solo ai beni e ai servizi in sé e alla loro tipicità, senza
riprodurre i valori etici, culturali, umani, che la sottendono, e senza
riattivare in forme moderne la specificità delle relazioni interpersonali.
Oltre queste valenze di carattere generale, la fattoria sociale presenta
anche una sua peculiarità nella diversificazione dell’offerta di beni
alimentari.
I prodotti che si ottengono dalle attività agricole svolte in una fattoria
sociale non portano i segni di eventuali difficoltà delle persone che hanno
contribuito al processo produttivo. A parità di altre condizioni, dalle
olive raccolte da un soggetto ad esempio con ridotte capacità mentali, si
ricaverà un olio del tutto comparabile con quelle raccolte dal più esperto
degli olivicoltori. Lo stesso può dirsi dell’annaffiatura di un orto o
dell’alimentazione di galline da uova, e via discorrendo. Questa proprietà,
indubbiamente più presente in agricoltura rispetto ad altri settori
produttivi, risulta di estremo interesse per le potenzialità di
commercializzazione che i prodotti dell’agricoltura sociale presentano.
Le opportunità sono molteplici, dalla vendita diretta in azienda al
rifornimento da parte dei gruppi di acquisto solidale, dalla costruzione di
una rete di negozi dell’agricoltura sociale alla creazione di spazi nella
grande distribuzione.
A tal fine diventa essenziale la valorizzazione dei prodotti delle fattorie
sociali mediante l’etichettatura etica. L’Associazione “Rete Fattorie
Sociali” (www.fattoriesociali.com) ha registrato un marchio collettivo e si
è dotata di un regolamento d’uso per valorizzare i prodotti e i servizi
delle aziende associate.
La possibilità in un contesto produttivo agricolo di ottenere prodotti di
qualità apre ampi spazi per l’impresa sociale in agricoltura.
Esperienze di imprenditorialità sociale in agricoltura sono attive in tutte
le regioni italiane da molti anni, ma sono state erroneamente considerate
come oggetti ‘anomali’ e comunque appartenenti alla sfera delle politiche
sociali e non a quelle dello sviluppo rurale.
Vi sono poi numerose situazioni, peraltro mai quantificate, che vedono
aziende agricole erogare implicitamente un servizio sociale nei confronti di
soggetti deboli. Si tratta di famiglie conduttrici di imprese agricole che
presentano tra i propri componenti un soggetto con svantaggio: persona con
disabilità fisica o psichica, soggetto con ritardo cognitivo o con
difficoltà di integrazione sociale. Per questi casi manca una normativa in
grado di riconoscere l’apporto professionale del disabile e di sostenerne
l’ulteriore qualificazione.
Fra le poche iniziative assunte dalle istituzioni pubbliche in materia di
agricoltura sociale si ricorda quella della Regione Veneto che, nel proprio
Programma di Sviluppo Rurale (PSR) prevede espressamente incentivi per le
fattorie didattiche e quelle sociali nell’ambito della misura 16 relativa
alla diversificazione delle attività legate all’agricoltura; altre
iniziative si ritrovano a livello di Province, in particolare in quella di
Roma dove, attraverso l’Ufficio del Consigliere delegato alle politiche
dell’handicap, si stanno assumendo una serie di iniziative rilevanti quali
il Forum delle Fattorie Sociali, convegni e workshops di collegamento e
riflessione comune fra le varie esperienze; la Giunta Regionale del Lazio ha
annunciato un intervento legislativo in materia di agricoltura sociale.
Se da parte delle Regioni venisse favorita l’integrazione delle politiche di
sviluppo rurale, quelle della ricerca, formative e di trasferimento delle
innovazioni tecnologiche, con le politiche socio-sanitarie e assistenziali,
sarebbe possibile sperimentare un nuovo modello di welfare di tipo locale.
Si tratta di inserire nei Programmi regionali di Sviluppo Rurale apposite
misure di intervento, tra quelle destinate alla “diversificazione delle
aziende” ed alla “formazione”, a sostegno delle attività svolte dalle
fattorie sociali. Per quanto riguarda la misura relativa ai “servizi
essenziali alla popolazione e all’economia rurale”, andrebbero contemplati
anche quelli rivolti alle persone svantaggiate mediante l’utilizzo delle
risorse agricole.
L’attuazione della legge 328 sui servizi alla persona, mediante
l’elaborazione dei “piani sociali di zona”, è il passo decisivo per
costruire progetti integrati di sviluppo economico-sociale territoriale.
Ma c’è anche un’ulteriore novità da cogliere: la possibilità per una società
che abbia al suo interno la presenza di almeno un imprenditore agricolo
professionale, di godere di tutti i benefici previsti per questa figura. Si
tratta di un’opportunità notevole: cooperative che potrebbero assumere la
configurazione agricola aprendosi agli agricoltori; operatori sociali e
imprenditori che potrebbero dar vita a società agricole; giovani e anziani
che potrebbero unirsi in una forma societaria per realizzare quelle attività
che l’ anziano ha meno propensione a svolgere; comuni ed altri enti, come le
Ipab, che potrebbero apportare terreni pubblici in fattorie sociali,
entrando nella società e garantendo così le finalità dell’impresa; fattorie
sociali che potrebbero mettersi in società con gestori di punti vendita o
ristoro nei centri urbani e ricercare insieme le forme per valorizzare i
propri prodotti.
Accanto allo strumento societario, la legge di orientamento agricolo ha
introdotto anche la possibilità per la pubblica amministrazione di attivare
convenzioni e contratti con gli imprenditori agricoli. Si potrebbero
sperimentare così convenzioni plurime tra Comuni, Asl, soggetti accreditati
per lo svolgimento di servizi sociali e aziende agricole per realizzare
progetti integrati.
Sul versante delle tecnologie per migliorare la qualità del lavoro agricolo
dei disabili, l’industria costruttrice di mezzi tecnici è in forte ritardo.
Solo recentemente il Ministero delle politiche agricole e forestali (MIPAF)
ha finanziato il progetto Automazione per Disabili (A.MA.DI.) che dovrà
essere realizzato dall’Istituto sperimentale di meccanizzazione agricola
(ISMA), dall’Associazione dei costruttori di macchine agricole (UNACOMA),
dall’Ente nazionale per la meccanizzazione agricola (ENAMA), in
collaborazione con la Federazione italiana per il superamento dell’handicap
(FISH).
Si tratta di un’attività sperimentale che partirà nella prossima primavera
nei centri dell’ISMA di Monterotondo e Treviglio. Saranno così messe a punto
diverse soluzioni al problema dell’accesso alla cabina di guida da parte di
agricoltori disabili motori. Ognuna delle differenti soluzioni è corredata
da dispositivi di comandi di guida manuali.
La sperimentazione – nei paesi industrializzati - di modelli imprenditoriali
e di nuove tecnologie da applicare in agricoltura in grado di produrre una
migliore qualità sociale e ambientale consente di accumulare competenze e
conoscenza contestuale da spendere nel sud del mondo.
Questa nuova cultura dello sviluppo rurale potrà essere diffusa anche nei
paesi poveri mediante interventi di cooperazione allo sviluppo, da attuarsi
con lo stile della solidarietà e con il metodo partecipativo
dell’affiancamento ad iniziative avviate da soggetti locali.
La politica agricola comunitaria (PAC) oggi è nell’occhio del ciclone per i
suoi aspetti protezionistici e la sua incidenza nel bilancio comunitario. Se
essa verrà finalizzata all’allargamento dell’agricoltura sociale potrà
diventare più compatibile e coerente con un disegno di riequilibrio delle
agricolture delle diverse aree del mondo.