"I DS per l'Agricoltura"
Per l'agricoltura e il territorio rurale della Provincia di Roma l'appuntamento
elettorale del 25 e 26 maggio è di enorme importanza.
Siamo alla vigilia di una profonda riforma della Pac, di nuove condizioni competitive
determinate dall'allargamento dell'Europa ad Est, di una ulteriore apertura
dei mercati da favorire con una revisione delle regole per il commercio mondiale.
L'agricoltura italiana ed europea è in prossimità di una svolta
epocale.
Il centrodestra al governo del Paese, della Regione Lazio e della Provincia
di Roma non mostra di avere alcuna consapevolezza della fase delicata che il
sistema agroalimentare sta attraversando. Non è per nulla interessato
a comprendere se le nostre imprese agricole saranno in grado di fronteggiare
l'accresciuta competitività indotta dal ridimensionamento dei meccanismi
tradizionali di sostegno. Non fa alcuno sforzo per capire quali tra esse sapranno
cogliere le opportunità associate alla nuova ruralità, cioè
ad una strategia di utilizzazione integrata delle risorse locali, capace di
alimentare processi di crescita dal basso.
Non è semplice, né indolore, passare da meccanismi automatici
di sostegno, come i pagamenti diretti, a politiche che richiedono una robusta
capacità progettuale.
Questa attitudine si potrà favorire solo attivando sedi efficaci di confronto
sociale e responsabilizzando le istituzioni locali e le organizzazioni di rappresentanza.
Il centrodestra, in questi ultimi anni, non ha fatto altro che minare queste
due condizioni, rendendo del tutto incerta e difficile la transizione.
Esso, infatti, ha smantellato ogni forma di concertazione con le forze sociali.
Mentre, sul versante del decentramento, siamo in uno stato paradossale. Da una
parte, vengono proposte pericolose e indeterminate fughe in avanti, con la cosiddetta
"devoluzione"; e, dall'altra, si fanno concreti passi all'indietro,
con provvedimenti caratterizzati da un soffocante neocentralismo statale e regionale.
Non possiamo rischiare di trovarci impreparati dinanzi al nuovo scenario che
si apre per l'agricoltura europea.
Dobbiamo fermare questa destra incapace di governare prima che i danni siano
irreparabili. Sul piano nazionale e regionale essa non si è dotata di
alcuna strategia. E' riuscita solo a smantellare ciò che faticosamente
i governi di centrosinistra avevano costruito per rendere più efficiente
la pubblica amministrazione. E si è dedicata esclusivamente alla pratica
di logiche affaristiche e clientelari a livelli mai raggiunti in questi cinquanta
anni di vita repubblicana.
Alla Provincia la Giunta Moffa non si è comportata da meno. Le sporadiche
iniziative intraprese, come voi stessi avete potuto verificare, non hanno determinato
alcun giovamento per le vostre aziende e le vostre attività, perché
sono state avviate senza il vostro coinvolgimento e finalizzate più alla
propaganda che alla sostanza dei problemi.
E' per questo che bisogna incominciare dalla Provincia per avviare un'inversione
di tendenza e battere questa destra. Solo così si potranno determinare
le condizioni per dotare il nostro sistema agroalimentare di una strategia in
grado di fronteggiare la nuova situazione.
* * *
Ho accettato volentieri la candidatura offertami dai Democratici di Sinistra
nella coalizione che vede Enrico Gasbarra candidato alla Presidenza della Provincia,
convinto che l'esperienza e la competenza accumulate nella mia attività
ai vertici della Cia possano contribuire a delineare e realizzare un disegno
di intervento in grado di accompagnare il settore agli appuntamenti che lo attendono.
Ho risposto con entusiasmo all'invito che mi è stato rivolto anche perché
il Collegio che mi è stato assegnato non riguarda comunità rurali,
ma comprende alcuni popolosi quartieri di Roma circondati da estese aree agricole
destinate a parco naturale.
Non è un paradosso, ma la logica conseguenza di una impostazione che
i Ds e il centrosinistra intendono portare avanti con convinzione.
Siamo, infatti, persuasi che la valorizzazione delle molteplici funzioni dell'agricoltura
potrà scaturire solo dall'incontro fecondo tra le esigenze dei cittadini
e i nuovi prodotti e servizi che il settore primario è in grado di assicurare.
Pertanto, chi conosce l'agricoltura dal suo interno ha maggiori possibilità
per lavorare efficacemente ad un progetto condiviso dagli operatori del settore
ma anche da coloro che vivono nelle aree urbanizzate, comprese quelle di una
città metropolitana come Roma.
Da alcuni anni, anche chi vive in città mostra sempre più forte
il desiderio di un rapporto diretto con la campagna e i suoi prodotti.
I cittadini sono diventati estremamente sensibili ai temi della sicurezza alimentare,
sono ansiosi di scegliere in modo consapevole un'alimentazione in grado di soddisfare
esigenze psicologiche e culturali, mostrano interesse a fruire di un ambiente
sano e vivibile.
Queste nuove esigenze già le avvertivamo. Tant'è che ci siamo
messi subito a produrre alimenti tipici, a fare agricoltura biologica, ad offrire
agriturismo.
Ma la novità che sta emergendo con sempre maggiore evidenza è
un'altra. Coloro che vivono nelle città non si accontentano più
di assaggiare ogni tanto qualche prodotto tipico o biologico, di visitare qualche
fattoria-museo all'interno di un giardino pubblico, di assistere a qualche spettacolo
folcloristico.
Essi sono interessati a ricostituire un rapporto con un'agricoltura reale, vivida
e dinamica. Si sono convinti che le loro esigenze possono essere soddisfatte
solo se l'agricoltura continua ad esistere e svilupparsi ed è costituita
da imprese capaci, con la loro efficienza, di calare nella realtà odierna
la cultura e le tradizioni del mondo rurale e di proporsi come lievito dello
sviluppo sostenibile.
Un progetto di rilancio e valorizzazione dell'agricoltura e del territorio rurale
di tale portata mette in moto risorse umane, servizi innovativi, investimenti,
relazioni socio-economiche e culturali di dimensioni straordinarie.
Esso può scaturire solo da una forte alleanza tra agricoltori e cittadini
e vi debbono poter concorrere una molteplicità di soggetti, dalle imprese
industriali, artigianali, commerciali e turistiche alle organizzazioni ambientaliste,
venatorie e della pesca e a quelle dei consumatori, dalla Camera di commercio
agli enti parco e ai consorzi di bonifica, dai centri di ricerca alle strutture
formative ed a quelle sanitarie e veterinarie.
A tutte queste forze noi intendiamo rivolgerci e dire loro che ci vuole un governo
della Provincia autorevole, una classe dirigente adeguata, in grado di dialogare
alla pari con la Regione e il Comune di Roma, di costruire un "ponte"
tra Roma e gli altri Comuni della Provincia, di promuovere lo sviluppo "facendo
fare" agli altri attraverso gli strumenti della programmazione negoziata
e i distretti agroalimentari e rurali.
* * *
Sintetizzerò in cinque punti le scelte fondamentali che intendiamo compiere
nei prossimi quattro anni.
In primo luogo il nostro impegno è di unificare le competenze dell'agricoltura,
dell'agriturismo, dell'economia ittica, delle attività venatorie e dello
sviluppo rurale in un forte ed efficiente Assessorato da denominare "Assessorato
all'Agricoltura e al Territorio Rurale".
In questo modo tutti i soggetti interessati al progetto potranno trovare un
interlocutore autorevole.
Vanno poi individuate forme di raccordo e coordinamento con gli Assessorati
all'Ambiente e all'Assetto Territoriale per governare unitariamente i processi
innovativi che riguardano lo sviluppo sostenibile in tutte le aree agricole,
compresi i parchi naturali e il verde pubblico delle città.
Facendo questa scelta sarà facile superare un'impostazione che affida
la tutela ambientale esclusivamente a vincoli e divieti. L'esperienza insegna
che il territorio rurale, anche quello protetto, può essere meglio tutelato
se sono valorizzate le sue risorse, se le attività imprenditoriali che
in esso si svolgono vedono accresciuta la redditività.
Non basta perimetrare le aree protette per impedire la riduzione delle aree
agricole. La salvaguardia ambientale diventa effettiva con un'azione energica
sul terreno dello sviluppo economico, nel rispetto delle vocazioni storico-ambientali,
perché solo in tal modo si spostano le convenienze a svantaggio delle
attività speculative e di rapina delle risorse.
La seconda scelta decisiva è quella di concorrere alla sicurezza alimentare,
favorire sistemi di tracciabilità e promuovere la qualità dei
prodotti agroalimentari.
Anche su questo punto vanno definiti dei percorsi chiari.
Garantire cibi igienicamente sicuri e senza inquinanti è la principale
responsabilità etica e professionale di tutte gli operatori delle filiere
agroalimentari.
Pertanto, politiche e programmi d'azione condivisi rappresentano il modo più
efficace perché tutti i prodotti alimentari siano sani, a prescindere
dal costo, dalla marca e dalla qualità. Un osservatorio sulla sicurezza
alimentare può essere utile per monitorare i programmi d'intervento.
Per quanto riguarda la tracciabilità, siamo convinti che conoscere la
storia di un alimento favorisce la fiducia del consumatore. Nelle economie del
passato i consumatori e i produttori si incontravano e si conoscevano direttamente.
Oggi le tecniche della tracciabilità permettono di conoscere i produttori,
le aree di produzione, le tecniche usate. E' come se i produttori e consumatori
tornassero a stringersi la mano.
Alcuni elementi della tracciabilità devono essere indicati dalle leggi.
Ma molto va fatto volontariamente dai produttori, purchè tutte le indicazioni
fornite siano controllate e certificate.
Per quanto concerne la qualità di un alimento, va sempre tenuto presente
che è il consumatore a definire il successo di un prodotto, scegliendolo.
Ma per promuovere la libertà di scelta è necessario garantire
informazioni chiare, pubblicità non ingannevoli, sistemi distributivi
efficienti, prezzi non speculativi, controlli accurati.
La terza scelta fondamentale è la considerazione della cultura come motore
dello sviluppo. Si tratta di investire nella ricerca, nella formazione e nei
servizi di assistenza tecnica e consulenza agli agricoltori, nella qualificazione
della manodopera mediante corsi di specializzazione e aggiornamento.
Per dare forza alla nuova dimensione della ruralità, va creato uno "spazio
pubblico" per coordinare le iniziative volte ad educare alla creatività
ed a ridisegnare il profilo dei territori, la memoria sociale e le vocazioni
di sviluppo delle diverse comunità locali.
Inoltre, occorre favorire la diffusione tra le aziende agricole delle attività
didattiche per ampliare la conoscenza dell'agricoltura tra le nuove generazioni.
La quarta scelta riguarda la realizzazione di eventi legati alle radici agricole
del Paese che abbiano l'importanza e il prestigio di analoghe iniziative che
si svolgono in altre capitali europee.
Si tratta di riprendere la proposta di organizzare a Roma il "Salone internazionale
dell'Agricoltura", promuovendo la partecipazione di enti locali e funzionali
del Lazio e di altre Regioni, per esporre una volta l'anno la multiforme ricchezza
della produzione agricola, dell'industria alimentare e dei mezzi tecnici, nonché
dei servizi collegati al settore primario.
Il Salone internazione dell'agricoltura di Parigi è diventato un appuntamento
annuale che interessa la stragrande maggioranza dei francesi. Viene inaugurato
dal Presidente della Repubblica e ogni giorno è visitato da comitive
di cittadini, scolaresche, centri anziani. Non ha solo un'importanza economica,
ma determinante è l'aspetto culturale di recupero delle proprie radici
e di rafforzamento dell'identità nazionale.
Pertanto, la proposta è perfettamente coerente con l'idea di Provincia
Capitale, cioè di una Provincia capace di muoversi in una logica di rete
con le altre istituzioni locali su tutto il territorio nazionale.
L'altra iniziativa, con analoghe caratteristiche, è la "Vetrina
permanente dei prodotti agroalimentari tipici e tradizionali" da inserire
nei circuiti del turismo culturale della Città Eterna, coinvolgendo l'insieme
delle strutture pubbliche e private che operano nel campo delle produzioni di
qualità in tutte le Regioni italiane.
Inoltre, nel Centro agroalimentare di Guidonia, va collocata una nuova struttura
di valenza europea per la commercializzazione all'ingrosso dei prodotti biologici,
da realizzare con l'interessamento delle associazioni di settore e delle strutture
di ricerca e sperimentazione che operano in tutto il Paese.
La quinta scelta è di dare piena dignità alle attività
ittiche e venatorie, così come avviene a livello europeo, nell'ambito
delle politiche di sviluppo rurale.
Solo in questo modo si potrà dedicare l'attenzione dovuta al settore
della pesca professionale marittima del litorale romano ed a quella in acque
interne nel Lago di Bracciano. E si potrà considerare la caccia non già
un'attività in estinzione, ma un settore che contribuisce alla qualificazione
ambientale del territorio, alla ricostituzione del patrimonio faunistico e alla
valorizzazione della multifunzionalità delle imprese agricole.
Queste sono le cinque opzioni di fondo che vi proponiamo e su cui intendiamo
stipulare un patto con voi e con l'insieme dei cittadini.
Siamo convinti che tali scelte consentono di incominciare ad affrontare con
maggiori certezze le sfide del cambiamento che attendono l'agricoltura ed il
territorio rurale della Provincia di Roma.