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Letture laiche

Gli ultimi libri di Ferrarotti e Giorello. L'antidoto alla perdita della libertà è la capacità di prendere posizione individualmente contro gli atteggiamenti e le opinioni correnti. Anche le rivoluzioni, per funzionare oggi, hanno bisogno di rivolte interiori, cioè di una capacità di esprimere laicamente responsabilità individuale

ribelle

 

Non perdetevi l’ultimo libro di Franco Ferrarotti: “Attualità di Lutero. La Riforma e i paradossi  del mondo moderno” (EDB, 2017). Scrive il decano della sociologia italiana: “L’uomo non può esistere né svilupparsi senza libertà, ma si danno storicamente modi e forme di liberazione che necessariamente approdano alla più totale schiavitù: alla colonizzazione interiore e alla proletarizzazione dell’anima”. L’unico antidoto a tale destino è la capacità di prendere posizione individualmente – in base alla propria coscienza e senza la mediazione di istituzioni o autorità esterne – contro gli atteggiamenti e le opinioni correnti. In tale testimonianza, secondo Ferrarotti, si racchiude l’attualità di Martin Lutero a cinquecento anni dalla Riforma. Da questa angolatura, il frate agostiniano è stato il primo intellettuale moderno.

Franco-Ferrarotti

Il primato della vita interiore dell’individuo e della sua capacità di dire “sto qui” non vale solo nel rapporto dell’uomo con le religioni, ma in ogni ambito della conoscenza, compresa la tecnica quando diventa perfezione priva di scopo. Il sociologo mette, però, in guardia dal pericolo di scivolare nel relativismo, nella soggettivizzazione della verità, nella scomparsa della comunità come base del consenso a una verità intersoggettivamente vincolante. E precisa che le idealità, le fedi, i miti, le visioni del mondo, la scienza e tutti gli ambiti della conoscenza costituiscono una componente fondamentale dell’esperienza umana in vista della libertà. Ma per evitare ogni deriva schiavizzante, ogni logica dell’armento, occorre sviluppare il senso critico individuale. Qui si colloca la nuova frontiera della laicità. La buona politica dovrebbe assumersi l’onere di contribuire in modo decisivo a educare alla laicità, a costruire diffusamente coscienza critica, consapevolezza e senso della responsabilità individuale.

giorello

Un altro libro da leggere è “L’etica del ribelle”. Si tratta di un’intervista a Giulio Giorello su scienza e rivoluzione a cura di Pino Donghi (Laterza, 2017). Il filosofo della scienza cita Ludovico Geymonat: “Mi ribello perché non venga meno la mia esigenza di sincerità”. Il non venir meno di tale esigenza distingue il ribelle dal rivoluzionario, dal seguace, dal militante, dal fedele, giacché il ribelle è tale proprio perché può esserlo anche nei confronti di quella struttura, partito, chiesa, movimento o esercito rivoluzionario in cui ha militato. L’etica del ribelle – che esige sincerità, verità – coincide con la nuova laicità. In “Violenza e Islam” (Guanda, 2015), il poeta siriano conversa con la psicoanalista Houria Abdelouahed e, a proposito delle ormai appassite “primavere arabe”, così si esprime: “Per fare una rivoluzione (…) serve una rivolta interiore in nome della libertà”. La propria e quella altrui. E con parole diverse precisa ulteriormente: “Bisogna accettare l’altro nella sua diversità e questo è possibile creando una società laica”. “Laica  appunto” sottolinea Giorello. Perché una rivoluzione funzioni nella società contemporanea occorre far crescere un’etica del ribelle, una capacità di esprimere laicamente responsabilità individuale.

 

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