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Il sogno di vivere in una capitale vera

I cittadini di Roma che al primo turno hanno votato in modo differenziato tra comune e municipi - indicando così la strada di un processo costituente di stampo federativo e sussidiario per dare a Roma un nuovo ordinamento - al ballottaggio potrebbero ripensarci e dare fiducia al candidato democratico qualora egli s'impegni a battersi per dare una nuova governance alla capitale

 

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In quasi tutti i municipi  di Roma Virginia Raggi ha preso più voti di Roberto Giachetti. Tuttavia, in quasi tutti gli stessi municipi i candidati democratici a presidente stanno sopra i candidati del M5S. È un segnale ben preciso lanciato dagli elettori che il mondo politico deve saper leggere. I municipi sono percepiti come i veri enti di prossimità. E il PD è considerato come una forza capace di garantire un governo di prossimità. Il Campidoglio è invece visto come un grande e mostruoso Leviatano ingovernabile. Il modo per dirlo è il voto di protesta al M5S. Non ci poteva essere messaggio più eloquente di questo da parte dell’elettorato per reclamare a furor di popolo una profonda riforma dell’assetto istituzionale di Roma.

Il 3 giugno scorso Nicola Pini ha firmato per Avvenire un articolo che condivido totalmente. Il titolo è il seguente: “Governare Roma è una missione impossibile?“. In esso si ipotizza l’abolizione del Comune di Roma per creare una governance che eguagli quella delle maggiori capitali europee.

Il tema dell’assetto istituzionale di Roma è stato del tutto assente nella campagna elettorale. Ma nessuno ne parla per non confessare ciò che molti sanno bene: Roma, così com’è organizzata dal punto di vista amministrativo, è del tutto ingovernabile. Basta vedere come funzionano Londra, Parigi e Berlino per capire che l’arretratezza dell’assetto istituzionale della capitale d’Italia è la causa prima della sua crisi.

Ma proprio su questo tema, alla luce dei risultati al primo turno nei municipi, Roberto Giachetti potrebbe vincere la sua partita al ballottaggio con Virginia Raggi. Solo lui può, infatti, stringere un patto alla luce del sole con il premier Matteo Renzi per trasformare i municipi in comuni e costituire tra questi e i comuni limitrofi un ente di secondo livello con poteri quasi pari a quelli di una regione.

Con una simile intesa in tasca, Giachetti potrà girare in questi giorni per i quartieri della città e trasmettere il sogno di rendere i cittadini romani pari ai cittadini londinesi, parigini e berlinesi. Le maggiori capitali europee sono ordinate e pulite più di Roma perché hanno una governance efficiente. E i cittadini di Roma che al primo turno hanno votato in modo differenziato tra comune e municipi – indicando così la strada di un processo costituente di stampo federativo e sussidiario per dare a Roma un nuovo ordinamento – al ballottaggio potrebbero ripensarci e dare fiducia al candidato democratico. È un sogno? Giachetti, facci sognare!

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