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Il seme ha bisogno di una terra arata

“Il buon seme germoglia sempre” mi ha scritto Paolo Rappa in questi giorni, ricostruendo brevemente in una memoria l’avventura della Cooperativa sociale Spazi Immensi, iniziata il 13 luglio 2009. E ancora una volta ho pensato che il seme è indispensabile ma non basta, anche quando è buono. Ci vuole sempre la preparazione del terreno, cioè il duro lavoro di vangatura che solo persone fortemente motivate e piene di entusiasmo, come Paolo, sanno fare

Paolo

Nessuno ci crederà ma la Fattoria Sociale “Spazi Immensi” svolge a Roma la propria attività agricola all’ombra del Cupolone. Proprio così. All’interno di un’antica tenuta principesca che si trova a ridosso di via Gregorio VII, la cooperativa sociale agricola il martedì accoglie cinque o sei persone con disabilità psichica che partecipano ad un progetto di terapia orticola e il mercoledì gestisce un laboratorio di biofilia con altre otto persone. Ha poi riservato e allestito uno spazio per fare teatro terapeutico: ultimo lavoro è la “Passione di Cristo”. E infine ha lanciato e anima tuttora il progetto “Diamo una mano alla città” per tenere pulito il tratto della strada d’ingresso alla tenuta perennemente degradato, sulla base di un protocollo d’intesa con AMA Roma. Il tutto inserendo nell’attività lavorativa due ragazzi con la formula “Garanzia Giovani” e due persone in difficoltà con borse lavoro regolate da una convenzione con il Municipio XII.

Fino all’anno scorso, lo spazio agricolo di via Gregorio VII era gestito esclusivamente dall’ Associazione “Passeggiata del Gelsomino” per lo svolgimento di attività didattiche e culturali. Poi è nato un sodalizio tra le due strutture che ha permesso a “Spazi Immensi” di diventare un’impresa agricola a tutti gli effetti, acquisendo finalmente il possesso di un appezzamento di terra, mediante la stipula di un contratto agrario.

La cooperativa ha trentasei soci tra volontari e cooperatori. Il presidente è un giovane di 27 anni, Giuseppe Antonio Rappa, affetto da una patologia rara, la Spina Bifida. Nato a Partinico, in Sicilia, conseguita la maturità classica nel 2008, si trasferisce a Roma. Appassionato di teatro, è allievo di una accademia artistica nella quale studia recitazione e metodo mimico. La vice presidente è Sabina Zaccaro, 40 anni, giornalista professionista, pugliese di nascita e romana d’adozione. Si occupa di comunicazione sui temi dello sviluppo sostenibile, della cooperazione internazionale e dei diritti umani. Segretaria è Adriana Caglioti, volontaria presso Villa Letizia dove collabora nella conduzione del laboratorio d’arte.

Questa cooperativa l’ho vista nascere. Era un caldo pomeriggio di luglio di sette anni fa quando, in una saletta di Villa Letizia, partecipai alla costituzione di “Spazi immensi”. Villa Letizia è una residenza che ospita disabili psichici nel quartiere Gianicolense di Roma. Ero stato coinvolto nell’iniziativa dall’architetto Sergio Andreoli che aveva un figlio in cura presso la struttura residenziale. C’eravamo conosciuti all’ARSIAL, dove tornava ogni tanto a trovare i colleghi da quando era in pensione. Aveva diretto il Servizio Patrimonio e sapeva bene dove si trovavano i terreni della riforma fondiaria tornati nella disponibilità dell’Ente. In quel periodo la Rete Fattorie Sociali, che avevo promosso tre anni prima con alcuni agricoltori e cooperatori, stava svolgendo presso l’Agenzia regionale una serie di corsi di formazione in agricoltura sociale. E Sergio s’innamorò dell’idea di creare una fattoria sociale per il figlio e altri ragazzi di Villa Letizia. Ne parlò al direttore, lo psichiatra Santo Rullo, e alle famiglie. Coinvolgemmo Barbara Invernizzi, una brava agronoma paesaggista, che animava con grande sensibilità progetti di giardinaggio terapeutico negli spazi verdi della capitale. Rapidamente stendemmo uno statuto che, tra gli scopi sociali della cooperativa, prevedeva l’inserimento di persone svantaggiate mediante l’attività agricola. E poi ci mettemmo a cercare un pezzo di terra. Ma non se ne fece niente. L’idea della fattoria sociale rimase come un sogno in un cassetto, un seme messo a dimora in una terra non ancora pronta ad accoglierlo.  Il figlio di Sergio lasciò Villa Letizia per trasferirsi in un’altra residenza nei Castelli Romani. Il padre s’impegnò immediatamente a dar vita ad un’associazione di familiari di persone in difficoltà, “Rosa Bianca”, per sensibilizzare il territorio sui temi della disabilità.

Passano gli anni. E un giorno gelido di febbraio del 2015 squilla il telefono: “Sono Paolo Rappa. Scorrendo con mio figlio i soci fondatori nell’atto costitutivo della cooperativa ‘Spazi Immensi’, mi sono imbattuto nel suo nome. Ma soprattutto mi ha incuriosito la sua qualifica di presidente della Rete Fattorie Sociali. Vengo da territori rurali della Sicilia e vorrei parlarle del futuro agricolo della nostra struttura associativa”. Mi viene a trovare a Tor Pignattara, dove abito, e passeggiamo a lungo nelle strade adiacenti di Piazza Malatesta. Paolo è una persona piena di energia, con un sorriso che cattura immediatamente l’interlocutore. Egli è il papà di Giuseppe, l’attuale presidente della cooperativa. Nel 2008 aveva voluto seguire il figlio che si era iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università “La Sapienza” e si era trasferito con la famiglia.  Infermiere professionale, aveva trovato impiego presso il reparto di Psichiatria dell’Ospedale San Camillo. Mi racconta che alcuni amici romani, sapendo delle sue origini contadine, lo avevano chiamato a “zappare” un “sogno nel cassetto”, di cui tutti sapevano l’esistenza ma nessuno osava metterci mano, e gli avevano chiesto di assumere la presidenza della cooperativa. Da parte mia, lo metto al corrente dei progetti che nel frattempo si stavano realizzando e delle attività della Rete. Da allora Paolo segue con regolarità tutte le iniziative che si mettono in piedi sul tema dell’agricoltura sociale. E si mette immediatamente alla ricerca del terreno che serve al progetto di fattoria sociale. Contattando la sua fitta rete di amicizie e conoscenze, lo trova alla “Fattorietta” di via Gregorio VII. Andiamo con Barbara Invernizzi, socia fondatrice della cooperativa anche lei, a perlustrare l’area. Conveniamo che il progetto si può fare.

Nel giro di qualche mese, Paolo fissa per la sera del 23 settembre l’appuntamento alla “Fattorietta” per incontrare un gruppo ben nutrito di ospiti di Villa Letizia e le loro famiglie. Il clima è quello delle feste sotto le stelle e, nell’entusiasmo generale, riprendiamo il seme originario, cioé l’idea progettuale di “Spazi Immensi” per aggiornarlo al nuovo contesto. Il giorno precedente, Paolo ed io eravamo andati a caricarci alla giornata dedicata all’agricoltura sociale, che si era svolta a Milano EXPO, e quel “contagio” di idealità lo abbiamo immediatamente trasmesso nella “serata” romana. La legge appena approvata e i nuovi strumenti di programmazione messi a punto dalle Regioni costituiscono un quadro di riferimento più favorevole.

“Il buon seme germoglia sempre” mi ha scritto Paolo in questi giorni, ricostruendo brevemente in una memoria l’avventura della cooperativa iniziata il 13 luglio 2009. E ancora una volta ho pensato che il seme è indispensabile ma non basta, anche quando è buono. Ci vuole sempre la preparazione del terreno, cioè il duro lavoro di vangatura che solo persone fortemente motivate e piene di entusiasmo, come Paolo, sanno fare. È questo il capitale umano che serve per portare avanti qualsiasi impresa, soprattutto quando è a movente ideale.

Vedi qui il video con le attività di “Spazi Immensi”

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