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IL LAZIO. L’agricoltura e i territori rurali

Contributo al Seminario regionale di Area Democratica del Lazio sul tema"Il Lazio. Una comunità" svoltosi a Roma, Auditorium Via Rieti, il 19 e il 20 febbraio 2010

1. Integrare la politica di sviluppo rurale con le altre politiche di sviluppo e coesione

Il nuovo Programma di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Lazio stanzia complessivamente 655 milioni di euro nel periodo 2007-2013. Questi finanziamenti muoveranno un miliardo e mezzo di euro di investimenti.
Con il nuovo PSR è stato creato un apposito Pacchetto di investimenti per i giovani. Circa 180 milioni di euro per i giovani e le donne che vogliono investire in agricoltura e far nascere nuove aziende agricole nei prossimi 5 anni. Il PSR stanzia, infatti, 74 milioni di euro per il primo insediamento, pari al 12% dell’intera programmazione, la più alta percentuale in Europa. Si tratta di un investimento che sfiora, complessivamente, il 30% delle risorse del PSR. Le donne sono la priorità della programmazione agricola regionale.
Sono stati, inoltre, accolti 27 Progetti Integrati di Filiera (PIF) che hanno richiesto un contributo pubblico di 74 milioni di euro e un investimento complessivo di oltre 160 milioni di euro. E sono disponibili 40 milioni di euro per i Progetti Integrati Territoriali (PIT).
Negli ultimi cinque anni sono stati approvati provvedimenti normativi importanti per l’agricoltura laziale, come la legge sui Distretti rurali ed agroalimentari di qualità , la legge sull’agriturismo e il turismo rurale e la legge sulla contrattazione di filiera.
Nei prossimi anni la sfida sarà nella capacità di orientare maggiormente la politica di sviluppo rurale a supporto della diversificazione dell’economia rurale, della valorizzazione delle risorse ambientali e del miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali come condizione di una maggiore competitività delle aziende agricole e dei territori rurali. In sostanza, l’innovazione politica si misurerà dal grado di integrazione degli interventi di sviluppo agricolo e rurale con le altre politiche comunitarie, nazionali e regionali, dalla formazione alle politiche per l’inclusione, dalla valorizzazione dei beni culturali a quelle per lo sviluppo di attività turistiche.
Solo in una visione non meramente settoriale dell’intervento pubblico la multifunzionalità dell’agricoltura e delle aziende agricole potrà essere valorizzata e diventare il volano dello sviluppo dei territori rurali.

2. Promuovere un welfare rurale capace di coniugare equità e riduzione degli sprechi

L’agricoltura e i territori rurali del Lazio dispongono non solo di risorse fisiche e ambientali, ma anche di risorse umane e di un capitale sociale, derivante da un sistema di relazioni e di valori condivisi, in grado di mettere in campo nuove opportunità, con riferimento a bisogni immateriali, culturali e relazionali, che potrebbero rafforzare le reti di protezione sociale nelle stesse aree rurali e alimentare nuovi rapporti tra città e campagne. In tale ottica, valorizzare i ricchi giacimenti di produzioni tipiche e tradizionali del Lazio, nonché il patrimonio storico, architettonico e ambientale dei suoi territori rurali, diventa tutt’uno con l’ampliamento delle capacità ricettive di turisti e residenti delle città e con la creazione di una rete diffusa di agrinidi, centri riabilitativi e terapeutici in fattorie sociali, residenze agricole per anziani, minori in difficoltà, disabili, tossicodipendenti, e spazi di accoglienza e integrazione per immigrati.
Si tratta di andare oltre le politiche di welfare di stampo meramente “riparativo” dei guasti provocati dallo sviluppo economico e di favorire un welfare rigenerativo dei valori di contesto, di beni relazionali e stili di vita che rappresentano il dato di attrazione peculiare della dimensione rurale rispetto a quella urbana. Andrebbero promossi modi di produrre nelle campagne in grado di generare contestualmente beni alimentari e servizi ambientali e alla persona mediante l’integrazione di professionalità e conoscenze complementari. Si dovrebbe, inoltre, favorire quell’economia civile in grado di saper cogliere e strutturare la domanda latente di nuova ruralità proveniente dalle popolazioni urbane nei confronti delle risorse agricole che né lo Stato né il mercato sono in grado di mobilitare.
Una tale prospettiva comporterebbe, da una parte, un risparmio nell’investimento pubblico in nuove strutture di servizi alla persona e una riduzione degli sprechi e, dall’altra, una crescita della competitività del sistema delle imprese agricole e rurali mediante la valorizzare di immobili e risorse altrimenti inutilizzati, oltre che un presidio delle reti di protezione sociale specie nelle aree più interne della regione, dove è in atto una loro progressiva erosione.
Un nuovo welfare rurale presuppone l’abbandono di una visione che vede la produzione privata di ricchezza economica distinta dalla redistribuzione pubblica e le politiche di sviluppo separate dalle politiche sociali e l’affermarsi, invece, di una concezione in cui l’efficienza economica e la crescita siano il risultato del benessere delle persone e dell’ecosistema; la competitività e l’attrattività di un territorio siano il risultato della sua vivibilità e della crescita della reputazione e della visibilità delle aziende e il modello sociale di riferimento sia quello in cui i titolari di bisogni sono posti nella condizione di responsabilizzarsi e di farsi riconoscere il merito.

3. Raccordare l’agricoltura metropolitana di Roma ai territori rurali del Lazio

I molteplici paesaggi rurali del Lazio sono investiti da profondi cambiamenti. Vaste estensioni di territorio ad agricoltura intensiva sono alle prese con un processo di invecchiamento degli addetti che sembra inarrestabile e con una gravissima crisi di redditività. Gran parte delle aree più interne e montane addossate all’Appennino tendono ad essere abbandonate, nonostante la ricchezza di risorse culturali, storico-architettoniche e ambientali di cui sono dotate. Nell’area metropolitana di Roma appare in tutta la sua vividezza una campagna senza più gli antichi caratteri di ruralità ma caratterizzata dalla presenza di aziende agricole innovative, le quali, nel tentativo di adeguarsi ad una domanda molto diversificata di beni e servizi, producono alimenti di qualità per il mercato locale ed erogano servizi sociali, culturali, ricreativi e ambientali. Nell’ambito dell’area metropolitana, il Comune di Roma ha una superficie totale di 129 mila ettari, di cui 51 mila sono destinati all’agricoltura, il 40% dell’intero territorio comunale. Il sistema delle aree naturali protette di Roma insiste su una superficie di 19 mila ettari, di cui 10 mila e 700 ettari, il 56 % del totale, sono destinati all’agricoltura. Una risorsa immensa che rischia di disperdersi se non viene inserita nei processi di sviluppo rurale dell’intera regione.
Le campagne urbane e le aree rurali del Lazio sono attraversate da una molteplicità di fenomeni negativi che vanno dalla caduta verticale di interi comparti produttivi, come quello della produzione di latte bovino, allo spopolamento di interi territori a ridosso dell’Appennino, alla concentrazione di lavoratori stranieri spesso in condizioni di vita e di lavoro lontane dai livelli minimi di civiltà, alla congestione e all’inquinamento dovute alla pressione delle città, ma anche da una vivace espansione di imprenditoria femminile soprattutto negli ambiti nuovi della multifunzionalità dell’agricoltura.
Per affrontare problemi siffatti e ricucire territori così diversi occorre avviare percorsi di sviluppo sostenibile, intesi come nuove costruzioni sociali in grado di rafforzare i legami identitari comunitari e di coniugare la crescita economica con la riduzione delle disuguaglianze e la protezione ambientale. Si tratta di concepire in modo unitario l’evoluzione degli spazi agricoli metropolitani, urbani e rurali dell’intera regione e di individuare efficaci strumenti di progettazione territoriale in grado di cogliere le specificità locali e di rafforzare gli scambi commerciali tra i diversi territori, mediante un’efficientizzazione della logistica e una diffusione dei farmers market in tutti i centri abitati e nei quartieri di Roma.
In tal modo si potranno frenare i processi incontrollati di metropolizzazione e mettere in relazione la domanda crescente di nuova ruralità, che va sempre più investendo le popolazioni urbane, con l’offerta di beni e servizi di un’agricoltura in grado di far leva sulle capacità imprenditoriali e professionali di donne e di giovani che sempre più intendono entrare in agricoltura e sui processi di innovazione organizzativa indotti dai nuovi ingressi.

4. Avvicinare i territori rurali del Lazio all’Europa

Valorizzare la multifunzionalità dell’agricoltura, riconnettere territori diversi e integrare politiche non avvezze a dialogare costituiscono la strada maestra per avvicinare il Lazio rurale all’Europa, impegnata sin dal 2010 a rivedere ulteriormente e profondamente la Politica Agricola Comune (PAC).
All’ordine del giorno delle istituzioni europee è il rafforzamento del contributo dell’agricoltura alla lotta al cambiamento climatico e la sua capacità di rispondere alle aspettative della società rispetto ai temi della qualità alimentare, della rivitalizzazione sociale ed economica dei territori rurali, della biodiversità, del benessere degli animali, dell’uso delle risorse idriche.
Se la sfida alle responsabilità globali che abbiamo di fronte parte dalla creazione di valori sociali e ambientali accanto a quelli di natura economica, le politiche per il sistema agricolo e i territori rurali possono rappresentare un ambito di intervento straordinariamente importante per riempire di contenuti questa visione dello sviluppo.
Per la Regione Lazio si apre, pertanto, una fase di sperimentazione e progettazione di iniziative inedite in grado di proporsi come modelli innovativi di intervento pubblico nelle aree rurali al fine di orientare e condizionare l’evoluzione della PAC nei prossimi anni. Si tratta di partecipare a grandi progetti di ricerca di rilevanza europea sulle ricadute delle politiche pubbliche nelle aree rurali, in partenariato con altre regioni europee e con istituzioni universitarie e di ricerca, presenti in modo significativo nel territorio regionale.

5. Realizzare alcuni progetti innovativi

Per creare un nuovo nesso tra sviluppo, protezione sociale e tutela ambientale nelle aree rurali del Lazio e riconnettere le funzioni delle campagne urbane e metropolitane alle altre funzioni delle città e ai territori rurali della regione occorre sperimentare una nuova progettualità in grado di affrontare alcuni nodi di fondo:

  • promuovere interventi di animazione territoriale al fine di realizzare iniziative di sviluppo locale mediante processi partecipativi intesi come percorsi di autoapprendimento collettivo, assunzione di ruoli proattivi e non solo di controllo da parte degli apparati burocratico-amministrativi, responsabilizzazione delle organizzazioni sociali e coinvolgimento delle istituzioni di ricerca e alta formazione in una logica pluridisciplinare e multiattoriale. Si tratta di favorire la costruzione di partenariati che non siano luoghi di mediazione tra pubbliche amministrazioni e rappresentanze sociali, ma sedi dove si creano visioni comuni circa l’evoluzione di un territorio e si sviluppano processi democratici finalizzati alla crescita delle comunità;
  • mettere a punto meccanismi di governance nelle aree rurali, attuando un processo di delega di funzioni amministrative dalla Regione alle Province, stimolando le capacità di autogoverno delle comunità locali e ottimizzando gli interventi previsti dai diversi strumenti territoriali, quali i piani socio-economici delle comunità montane, i piani di azione locale, i piani di distretto, i piani di assetto delle aree protette, ecc.;
  • orientare il governo del territorio ad una piena integrazione degli spazi agricoli nella pianificazione urbanistica in modo che si possano promuovere nuove forme dell’abitare e consegnare detti spazi alle generazioni future in uno stato tale che anch’esse siano in grado di abitarli e ulteriormente coltivarli;
  • tutelare e rendere fruibili i paesaggi agricoli periurbani e metropolitani in cui sviluppare una nuova agricoltura di prossimità, privilegiando le funzioni di produzione di alimenti ad alto valore aggiunto, quelle di fornitura di servizi sociali, culturali, ricreativi e quelle conservative dell’agricoltura stessa in riferimento all’uso delle risorse naturali;
  • favorire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali agricole di utilità sociale rendendo disponibili terreni e immobili ad uso agricolo di proprietà della Regione Lazio e di altri enti pubblici da concedere in affitto mediante bandi e processi partecipativi di progettazione territoriale.

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