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Garibaldi e l’Europa

Nel 1867 Giuseppe Garibaldi, Victor Hugo, Fiodor Dostoevskij e John Stuart Mill fondarono a Ginevra la Lega per la Pace e per la Libertà, il cui organo di stampa aveva come titolo "Gli Stati Uniti d'Europa"

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Pochi sanno che l’espressione Il socialismo è il sole dell’avvenire è stata usata per la prima volta da Giuseppe Garibaldi il 14 novembre 1871, poco più di un anno dopo l’unificazione nazionale e la liberazione di Roma, assurta a capitale della nazione. Con quelle parole, l'”eroe dei due mondi” si rivolgeva ai suoi compatrioti non solo per esprimere la sua fede negli ideali del socialismo e della democrazia, ma anche per indicare al popolo italiano, che aveva finalmente risolto la lunga e difficile battaglia per l’unità e l’indipendenza nazionale, il nuovo e altrettanto difficile e affascinante obiettivo di realizzare la giustizia sociale e costruire un assetto della società fondato sui valori di libertà e di eguaglianza del socialismo. I valori nazionali, fortemente sentiti da Garibaldi, non dovevano costituire il pretesto per opprimere ed assoggettare altre nazioni; dovevano ispirarsi invece al principio del riconoscimento del diritto all’indipendenza e alla libertà di tutti i popoli. Allo stesso tempo, nella vita delle nazioni libere dovevano affermarsi compiutamente quegli ideali di giustizia sociale e di eguaglianza nei diritti di ogni persona (a cominciare dalla parità di genere) che rappresentano il fine ultimo dell’azione politica socialista. Pur aderendo all’Associazione Internazionale dei Lavoratori, costituita nel 1864 a Londra sulle linee tracciate da Karl Marx nel Manifesto dei Comunisti, Garibaldi non fu mai nè marxista, né anarchico. Egli era un socialista libertario, umanista e internazionalista e dell’AIL apprezzava lo spirito solidaristico e pacifista.

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Nel 1867 Garibaldi aveva fondato, insieme con esponenti della cultura e della politica democratica europea – tra cui Victor Hugo, Fiodor Dostoevskij e John Stuart Mill – la Lega per la Pace e per la Libertà, della quale aveva assunto la presidenza onoraria. Carlo Cattaneo non partecipò al congresso fondativo solo per motivi di età. La Lega per la Pace e per la Libertà aveva la sede a Ginevra e il suo organo ufficiale si denominava Gli Stati Uniti d’Europa. I punti essenziali del programma erano: 1) autonomia della persona umana; 2) suffragio universale; 3) federazione repubblicana dei popoli d’Europa; 4) libertà di pensiero, di parola, di stampa, di riunione; 5) libertà del lavoro individuale e/o collettivo, senza sfruttamento; 6) libertà dei contratti, di coalizione e di associazione; 7) istruzione di primo grado, laica, gratuita, obbligatoria; 8) parità di diritti per i due sessi; 9) accesso alla proprietà individuale e collettiva con il lavoro, facilitato a tutti e a tutte; 10) separazione della Chiesa dallo Stato; 11) sostituzione delle armate permanenti con le milizie nazionali; 12) abolizione della pena di morte; 13) arbitrato internazionale – trattati permanenti di arbitrato – creazione di un codice e di un tribunale internazionale.

Con la Lega per la Pace e per la Libertà si realizzava l’incontro storico tra il socialismo e il liberalismo progressista e, nello stesso tempo, l’idea rivoluzionaria e democratica degli Stati Uniti d’Europa, da realizzare in forma federativa. Essa si coniugava con quella della Patria, ma in un orizzonte di civiltà e fratellanza tra tutti i popoli, fuori d’ogni distorsione nazionalistica ed espansionistica.

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Al federalismo socialista aderì con profonda convinzione anche Filippo Turati, le cui tesi unitarie sono ampiamente espresse negli scritti raccolti da Aldo Garosci nel volume Gli Stati Uniti d’Europa.

Nel periodo intercorso tra le due guerre mondiali, l’ispirazione garibaldina riemerse prepotentemente. All’idea di un’Europa unificata dalle armi naziste, il cui impero avrebbe dovuto assicuare la “pax germanica” fondata sui valori del razzismo e della diseguaglianza tra gli esseri umani in un sistema di spietata dittatura, si contrapponeva l’idea, e il sogno, di una federazione del continente basata su un regime di libertà, di uguaglianza e di giustizia, che fondesse tutte insieme le grandi eredità culturali e sprituali della storia europea.

Fu da essa che nacque, alle soglie del conflitto scatenato da Hitler, quel testo fondamentale del pensiero federalista che prese il nome di Manifesto di Ventotene, dal luogo, l’isola omonima, dove s’incontrarono tre uomini che il fascismo aveva costretto al confino: Altiero Spinelli, che era stato uno dei capi del partito comunista clandestino, e che, avendo abbandonato le fila del comunismo, si era orientato verso le idee liberali e socialiste di “Giustizia e Libertà”, Ernesto Rossi, giornalista ed economista radicale, intransigente antifascista; Eugenio Colorni, un giovane filosofo di grande ingegno e già giovanissimo di riconosciuto valore, ebreo e attivo militante socialista, che sarà assassinato dai tedeschi e dai fascisti a Roma, nel maggio del 1944, a soli 35 anni, mentre si recava alla sede della tipografia dell'”Avanti” clandestino, di cui era redattore capo. Dall’incontro di questi tre uomini nacque quella che è considerata la bibbia del federalismo. In essa sono evidenti i semi originari del socialismo federalista garibaldino.

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